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Cara lasciami dormire, e ricordati di mettere un asciugamano sul cuscino, prima di coricarti!»

Bofonchia Caro, che è quasi addormentato, e non s’è nemmeno voltato per vedere la moglie, tanto conosceva il rito della crema, che da una settimana Cara aveva cominciato, con grande disappunto di Caro, che mal sopportava l’odore di quella crema, ed anche il fatto di potersi nemmeno avvicinare per un piccolo bacio, senza doversi impiastricciare tutto il volto.

«Non ti preoccupare Caro, non ti disturbo» gli risponde Cara un po’, piccata, s’è spalmata la crema da notte, con dovizia, lasciando solo posto per gli occhi e i buchetti del naso, tutto il resto è una sterminata landa bianca e appiccicosa.

«Caro cerca di russare piano, per favore!» Insistette Cara, ma ormai Caro non la sentiva più, era già nel mondo dei sogni, anzi per la precisione era al mare mentre spalmava la crema solare sulla schiena d’una avvenente signora!

La notte passò un po’ agitata, Cara non si sentiva bene, ma non riusciva a svegliarsi, mentre Caro sotto le coperte con un piede, le accarezzava la gamba sognando di nuotare.

Il sabato mattina, vide Caro alzarsi come un sonnambulo: andò in bagno a far pipì, poi traballando, si diresse in cucina, a preparare il caffè per Cara, com’era l’abitudine del sabato, poi si sedette, appoggiò il capo sulle  braccia e s’appisolò, lo svegliò  bruscamente il sibilo della caffettiera impazzita, che sputacchiava in tutte le direzioni, mentre l’aroma forte del caffè si spandeva nelle stanze. Cara svegliata dall’aroma che le solleticava le nari, s’alzò e svelta si catapultò in cucina.

Caro senza voltarsi le preparò la tazzina e la poggiò sul tavolo, poi alzò gli occhi e per poco, non gli venne un colpo, era così scioccato che non riusciva nemmeno a spiccar parola.

«Cara.. hai il volto.., và a guardarti in bagno, ma cosa ti è  successo?» Chiese sgomento, mentre s’accasciava preoccupato sulla sedia, con gli occhi sbarrati per la sorpresa.

Cara pensando che scherzasse, lo prese in giro, ma vedendo che lui  non ribatteva, cominciò a preoccuparsi, e andò in bagno, poco dopo si sentì solo un urlo che arrivò di sicuro fino al quinto piano. Nel mentre arrivò Elena che era uscita a comprare il latte e il pane caldo appena sfornato.

«Papà ma questa è mamma che urla, va a vedere, non ti preoccupi?» Chiese stupita della calma olimpionica del padre.

Elena si precipitò in bagno, si sentì un altro urlo, questa volta era di Elena.

«Vieni mamma dobbiamo andare subito all’ospedale, papà preparati, e chiama subito un taxi, dobbiamo portarla al pronto soccorso, è gonfia come un palloncino e rossa come un gambero bollito.»

Nel giro di un quarto d’ora, furono pronti e salirono come tre schegge sul taxi; un’ora dopo cominciarono a svegliarsi Mario e Cristina, che dormivano come due sassi, e non avevano sentito assolutamente niente, e nel parapiglia generale sia i genitori che la sorella Elena avevano pensato di avvisarli dell’accaduto.

Mario e Cristina senza saperlo s’alzarono nel medesimo istante, verso le 11, con la testa rintronata dalla musica della radio sveglia che sparava a tutto spiano una canzone rok che li batteva in testa, e ritmava i loro cuori al tamtam di tamburi africani.

«Mamma, papà, Elena dove siete?» Domandò Cristina, sentendo il silenzio abissale seguito allo spegnersi della radio sveglia, la casa sembrava deserta, Mario per precauzione andò a guardare in tutte le stanze, per tornare stupito più che mai «Cristina, li avranno rapiti?»

«Non fare il cretino, saranno usciti, però è strano, di solito ci avvisano prima dove vanno!» Obbiettò Cristina, pensierosa.

Prese il telefonino e cercò di contattare Elena, ma il cellulare sembrava spento, e la stessa cosa avvenne anche per i cellulari dei genitori, ma questo non la preoccupava sapendo che lo tenevano sempre spento, ma Elena no, questo era preoccupante per Cristina.

Decisero che avrebbero aspettato ancora per un’ora, ma poi sarebbero andati a cercarli, da qualche parte! Alle 13 uscirono di casa, e s’imbatterono nella portinaia, che raccontò loro di un urlo disumano che s’era sentito verso le 7 del mattino, e molti condomini s’erano lamentati, e lei invece s’era veramente preoccupata, ma non voleva fare la pettegola e non aveva domandato niente.

Mezz’ora dopo Elena tornò a casa con i genitori, «meno male mamma, abbiamo trovato un medico veramente gentile e competente, aveva due occhi!» disse Cristina sospirando al ricordo.

«Caro mentre io mi spalmo la crema aiuti tu Elena a preparare il pranzo?»

«Si Cara non preoccuparti, e cerca di spalmarti la crema giusta questa volta, ok?»

«E’ inutile che fai dell’ironia ieri sera ero stanca e non mi sono accorta d’aver sbagliato barattolo, può capitare a tutti di sbagliare!» Urlò arrabbiata Cara.

Poco dopo rientrarono anche Mario e Cristina, «alla buon’ora, costava tanto avvisarci, lo sapevate che ci eravamo così preoccupati, siamo andati perfino alla polizia per sapere se ci sono stati incidenti in zona!» Protestarono tutti e due.

«Vedete è successo che la mamma ieri sera invece di mettersi la solita crema, ha scambiato il barattolo, con quello che papà aveva lasciato in cucina per lucidare il mobile dello zio, sai lo zio Carlo che gli aveva chiesto il favore di lucidargli la macchina da cucire della nonna, beh si è spalmata sul viso quella crema, è ovvio che l’ha leggermente intossicata, e le ha fatto gonfiare il volto e il collo, se l’aveste vista questa mattina, vi sareste sicuramente spaventate, ho piantato un urlo io, e anche la mamma: mi ha detto papà, sai, lui è stato l’unico a mantenere la calma!»

A pranzo finirono per ridere tutti insieme, per il malaugurato incidente, e Cara promise a tutti solennemente che d’ora in avanti, si sarebbe messa gli occhiali per controllare l’etichetta sui barattoli!»

«Era ora!» Sussurrò Carlo.

 

 

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