Meravigliosa Viareggio, come il suo Carnevale, che sfila lungo l’elegante passeggiata in stile liberty, che sprizza di gioia dei suoi abitanti, e creatività dai suoi enormi carri, alti come una casa di quattro piani, e lunghi dieci metri, dei veri mastodonti, per un attimo nella mia mente li ho paragonati ai mammut vissuti centinaia d’anni fa, nel’ era glaciale, alti e maestosi, ma impressionanti!

Quest’anno è stato l’anno, delle riflessioni, ed ogni carro, riportava le sue, c’era il carro con il faccione di John Lennon, per parlare di ecologia, di rinascita, di pace, e si  cantavano le sue canzoni più famose.

Il carro con il ragno enorme metallico con la testa che si muoveva come le sue zampe enormi, che voleva simboleggiare La Rete informatica, conteneva decine di persone vestite di nero con mani lunghissime, fatte con tubi di plastica neri, a simboleggiare i vari figli della rete nel mondo, ballavano al ritmo d’una musica assordante.

C’era il carro di Renzi che, vestito da signorotto con il gonnellino spaccava il palazzo della Signoria di Firenze, divertentissimo.

Per strada scorrevano maschere in libertà, sugli argomenti più disparati, bellissime quelle sulle opere di Puccini, vestiti con gli abiti delle opere teatrali, e allegri quelli di Capitan Uncino e Peter Pan.

Il carro con l’Italia, una bella signora bionda che sviene di fronte ai suoi problemi, e tantissime persone che ballavano davanti al carro, camminando con i costumi tutti uguali, e ballando andavano a tempo, che vitalità!

Un carro con un pescecane enorme che roteava il suo occhio sulla gente che lo guardava estasiata.

E coriandoli a manate, gettate dai carri sui malcapitati, da un balcone li buttavano giù a secchiate e da un altro avevano sfoderato una specie di cannone che sparava coriandoli, me li sono ritrovati dappertutto a casa, ma che risate!

La giornata era assolata, ed era una fortuna per le centinaia di persone che assistevano, e che partecipavano, i lustrini e le paillettes luccicavano, in una miriade di colori, la musica era assordante, e il profumo del croccante e delle pizze che vendevano nei negozi sulla passeggiata, e nei dehors, si spargevano tra le persone, montagne di gelati rigogliosi e invitanti facevano bella mostra di se, nei contenitori, e i bambini ne erano entusiasti.

La ruota panoramica non smetteva di girare come le piccole giostre dei cavallini, che facevano impazzire i genitori.C’era gioia, partecipazione, entusiasmo, tutti erano mascherati o dipinti, e si rideva di tutto come quelle maschere, che irridevano le tragedie del mondo: fame, guerra, malattia, avidità ecc.

Si ironizzava su tutto dalla politica ai mali della società ai pericoli rappresentati da una rete sempre più invasiva, che azzera la nostra privacy e si fa gioco di tutti noi.

Un’ironia garbata ma feroce, che a tratti mi ha rattristato, perché al di sotto della maschera d’allegria, se si osservava con attenzione, si vedeva spuntare la disperazione che questi temi trattavano, ma la musica poi faceva sparire tutto e stemperava nella risata, l’attimo di smarrimento.

Forse ho dimenticato qualche carro, ma vedere tanta creatività di colori e forme ti stordisce ed anche il ricordo fa fatica a riprendersi, o forse ciò che ho scritto è quello che più mi ha colpito inconsciamente.

Ma di una cosa sono convinta che il carnevale di Viareggio non sono i suoi stupendi carri grandi come case, semoventi e decorati da artisti famosi, da farne una fabbrica, così chiamano, il luogo dove li creano e li costruiscono: la fabbrica del Carnevale: il carnevale sono le persone, che lavorano per esso, che partecipano e che lo vivono con il corpo e  lo spirito, mordace, che sa cogliere i problemi del momento, e che si spende senza riserve, come se aspettassero tutto l’anno questo giorno. Grazie Viareggio.

 

 

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