II Puntata

-Ma che bello il mio fringuello, ma che bello il mio fringuello- cantava sotto la doccia Caro, oggi era un grande giorno per lui, si sentiva elettrizzato, in tutti i sensi, si preparava per andare ad un colloquio di lavoro, in nero chiaramente, non voleva perdere la cassa integrazione.

Gli aveva detto: -cercano un aiuto panettiere-, ma non avevano ben spiegato quali fossero le mansioni richieste, l’orario era poco, solo tre ore di notte, dalle 13,30 alle cinque del mattino. Cara non era molto d’accordo su questo lavoro, ma d’altronde c’era da finire di pagare il dentista e avevano già chiesto un prestito, la rata del mutuo quella non potevano di certo rimandarla.

Quindi s’era rassegnata al’ idea, -va bé, che di notte a letto, si faceva poco ormai, ma che  mancasse anche quello!- aveva pensato.

Il rito del mattino non era quello delle pubblicità del Mulino Bianco, tutti a tavola sorridenti, con le fette biscottate, e la marmellata fatta in casa, no, nella famiglia di Caro e Cara, c’erano cento motivi più uno per riuscire a non fare colazione insieme.

Cara al mattino era come una sonnambula, grazie ancora che ricordasse dove aveva messo i compiti corretti da riportare in aula, beveva un caffè nero e non zuccherato in piedi, poi ripresasi dallo shock del risveglio, impartiva ordini a destra e a manca, nell’indifferenza malcelata della truppa, dopo di ché si arrabbiava e puntualmente usciva sbattendo la porta e prendendosela con Caro che a suo dire, era troppo tenero con i figli! Polso, polso andava ripetendo come un mantra nella sua testa, mentre a passo veloce si dirigeva verso la scuola.

Cristina, aveva sempre un compito da terminare e con scarso successo cercava di coinvolgere Mario, impegnato in bagno con la lozione contro i brufoli;  il bagno era un vero campo di battaglia, di profumi, di magliette sporche e di saponi dimenticati in ogni angolo, l’unica regola accettata da tutti, era quella dell’asciugamano, ognuno entrava con il suo, ma molte volte usciva con quello di qualcun altro, lo si capiva dagli strilli che arrivavano fino al piano di sopra, a detta del vicino.

Elena era la più radiosa il mattino, luce degli occhi di suo padre, ma nemica del suo peso: ogni mattina c’era un nuovo esperimento, oggi tortini ai semi con verdure, (era nel periodo vegetariano), e quindi di conseguenza questi erano i manicaretti che arrivavano in tavola, tra le proteste generali.

-Io al mattino voglio un valangata di colesterolo: burro, pane e marmellata, e magari chissà pancetta all’americana? Vorrei pure una cioccolata calda- protestava Cristina, sotto lo sguardo d’approvazione di Mario, che non osava parlare, mentre Caro si nasconde dietro al giornale del giorno prima, che il vicino gli ha regalato.

Lo prendono tutti in giro per questa sua abitudine, ma lui non fa una piega e risponde: – bè, che c’è da stupirsi, nelle pieghe dell’informazione c’è sempre qualcosa che sfugge, e io la trovo!-

Finalmente, a fatica se ne sono andati tutti, che sollievo per Caro, che corre verso la dispensa dove ha nascosto un pacchetto di brioche, e pensa – caro colesterolo, oggi non ti conosco!-

Accontentata la pancia, ora può andare al colloquio, fischiettando, felice, la panetteria oggi è chiusa, e l’amico Marco lo attende nel retrobottega, immaginava già come avrebbe speso i primi soldi guadagnati, forse si sarebbe preso una bella canna da pesca. Ma se Cara lo avesse saputo, sai che dolori!

-Caro, amico mio, il lavoro che ti propongo ti sembrerà un po’ strano, ma per me è di vitale importanza, – dimmi, lo sai per me non ci sono problemi – vedi mia moglie sta attraversando un periodo difficile, e ho notato che si sta allontanando da me, specialmente di notte, quando io sono in panetteria a impastare il pane, lei esce ed io non so dove va, il tuo lavoro è quello di seguirla e di aiutarla se si mette nei pasticci, e di riferirmi tutto, ma a lei non devi dire che ti mando io, mi raccomando!-

Caro rimase perplesso di fronte a questa proposta – ma a piedi, e se lei esce in automobile io che faccio? Io ho solo un motorino che ci dividiamo in tre.-

-Non ti preoccupare per questo, te la do io un’automobile, me la presta un mio cliente, tanto non può più usarla, per via che ha un braccio e una gamba ingessati, allora cosa mi rispondi ti va bene? Solo tre ore ogni notte, per due mesi, non di più.-

-Ma come mi devo vestire? Tutto di nero?- Chiese smarrito Caro, – come vuoi- gli rispose Marco.

A Caro vennero in mente le ultime bollette, e quindi accettò, contrattarono la paga, e si diedero appuntamento per la notte seguente, un po’ prima della panetteria, per non farsi vedere.

Quella sera alle domande di Cara, prima di spegnere la luce, rispose evasivamente, e con un grugnito terminò la spiegazione, era già nel mondo dei sogni e delle russate.

Il giorno passò abbastanza veloce, impegnato nelle pulizie di casa, andò presto a dormire, lasciando di stucco i figli, e si svegliò puntuale alle 2,30. Arrivò vestito tutto di nero e con in testa un berretto, nero anche lui, all’appuntamento con l’amico.

-Ma fai paura, vestito così, sembri un ladro che non vuol farsi vedere – sbottò Marco stupito.

-Ma tu mi hai detto di fare come volevo! Inoltre non hai detto che devo essere circospetto? Allora dov’è l’automobile?-

-E’ là quel 127 verde, devi stare attento all’avviamento, è un po’ lento.- Date le ultime raccomandazioni, s’allontanò, silenziosamente.

Caro entrò nell’auto, gli sembrava un po’ bassa, ma non ci fece caso, le ginocchia gli premevano pericolosamente contro il volante, cercò la leva e con fatica riuscì a sistemarsi, all’improvviso vide la moglie dell’amico uscire, – caspita! – pensò vedendola, in minigonna, giacca rossa con gli strass, rimase di stucco, non l’aveva mai vista conciata in quel modo, gli venne da ridere a pensare all’amico, ma si riprese subito, pensando che non era giusto in fondo, lo pagava!

La seguì a fari spenti, per non farsi vedere, proprio come aveva visto fare nei film polizieschi, in fondo la cosa lo stava divertendo un sacco.

Dopo quattro isolati la vide fermarsi di fronte ad uno vecchio stabile male in arnese, attese che scendesse, poi la seguì: un vecchio portone di legno, i cui anni si vedevano negli autografi degli innamorati, che s’erano avvicendati, entrò, e la vide entrare in un appartamento da dove uscivano schiamazzi di risate e voci alterate, esitò solo per un attimo, poi entrò e quale fu la sua sorpresa quando vide una decina di coppiette la cui media variava tra i sessanta e gli ottant’anni, e la moglie dell’amico che insegnava loro a ballare il liscio.

Si sedette su di una sedia lungo il muro, lei vedendolo solo e non avendolo riconosciuto, gli chiese: – vuole fare coppia con me, per iniziare, poi quando arriverà sua moglie potrete imparare assieme!

Caro diventò prima rosso, poi viola per l’imbarazzo, alla fine decise di raccontarle la verità.

-Lei non mi conosce, ma io sono un amico di suo marito, vede qualche giorno fa, sapendo che ho bisogno di guadagnare, sa sono in cassa integrazione, mi ha chiesto di seguirla perché era preoccupato per lei, non voleva che avesse dei problemi, forse per gelosia, non lo so, ma eccomi qua.- Terminò con un sorriso un po’ colpevole.

Maria la moglie del suo amico, all’inizio era diventata scura come una giornata di burrasca, ma poi s’era rischiarata, e adesso rideva, mentre tutti ballavano al ritmo d’una mazurca, intorno a loro.

-Ma perché non l’ha detto a suo marito cosa sta facendo qua?-

-Perché mio marito non ama il ballo, e non capirebbe, quello che sto facendo qua, queste sono persone che non possono permettersi di pagare un corso di ballo, e tutti mi hanno detto di non riuscire a dormire la notte, così mi sono proposta come loro insegnante e quest’ora mi permette di fare quello che voglio senza nulla togliere alla famiglia, visto che la mia metà è in panetteria ad impastare il pane.-

-Ma cosa gli racconto io adesso, è giusto che sappia che le sue gelosie sono fuori posto, non crede?-

-Mah qualcosa m’inventerò, anche io le darò qualcosa, ma lei mi deve promettere che dirà a mio marito ciò le dirò io, e per questa sera gli dica che ha avuto un guasto all’auto e mi ha persa di vista.-

Caro fece quanto gli aveva suggerito Maria, e da quel giorno divennero grandi amici, il corso durò soltanto due mesi, ma lui aveva guadagnato quanto gli occorreva per il dentista e con i soldi di Maria, era riuscito anche a comprare una canna da pesca usata, ma non solo, era riuscito a risparmiare un piccolo gruzzoletto e con quello aveva comprato insieme alla figlia più grande, venuta come suggeritore, una collana semplice con un ciondolo a forma di delfino.

Cara pianse quando vide la collana e gettò le braccia al collo di Caro, solo allora le fece vedere la sua canna da pesca, ma Cara non la vide nemmeno, tanto era felice per quel pensiero che lui aveva avuto per lei.

Anche l’amico di Caro era contento perché la moglie alla fine gli aveva confessato qual’era il suo terribile segreto, ed insieme avevano riso delle loro paure, per tutta la sera.

 

 

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