Al nr.4 di via dei Caduti abita al primo piano la famiglia di Caro e Cara, i nostri due protagonisti.

Caro lavorava in una grande azienda e Cara insegna nella scuola elementare dietro casa loro. Hanno tre figli:  Mario un ragazzino di 19 anni, che arde dal desiderio di cambiare il mondo, e nel frattempo cerca soltanto di cambiare facoltà, ma senza successo; ha i capelli lunghi biondicci sempre incollati alla testa, come i brufoli che si staccano senza successo dal suo viso.

Elena ha 20 anni, è l’aspirante cuoca, che tra un ingaggio e l’altro, cucina alla Caritas di zona, ed infine Cristina che ha 15 anni e combatte una sua battaglia privata tra i suo innumerevoli ragazzi e la sua famiglia, frequenta il primo anno da geometra, ma è indecisa se terminarlo, ha detto che vuole prendersi un anno sabbatico, e a nulla sono servite le proteste della madre e del padre che le hanno fatto osservare che di solito si prende alla fine del diploma, non prima di prenderlo!

Fra una settimana sarà San Valentino, e Caro quest’anno non sa proprio cosa fare, ma lui non sa che lo stesso problema lo ha anche Cara.

I giorni passano veloci, e la sera prima del giorno incriminato, Cara cominciò le consultazioni.

«Caro mi vuoi ancora bene?»

«Certo Cara lo sai già, non ti ho forse accompagnata da tua madre per tutti questi anni?»

«Certo Caro, lo so, me lo ricordi un giorno si e un giorno no,  so quanto mi vuoi bene!» Rispose sarcasticamente, poi un’idea  le balenò un’idea e rise fra se nel formularla.

«Caro dormi bene la notte?» Chiese premurosamente.

«Benissimo Cara, specialmente l’altra sera che mi hai preparato il minestrone con la trippa e i fagioli!» Rispose convinto, mentre il pensiero di quel piatto, gli faceva assaporarne ancora il gusto.

«Vedi Caro, io mi preoccupo per la tua salute, e ho notato che a volte fai dei strani rumori, e a volte invece non ti sento respirare.»

«Stai tranquilla Cara, che vuoi, può darsi che io russi un tantino, ma tanto siamo in due, cosa credi anche tu, ogni tanto…»

«Va be, va be, lo dicevo solo per il tuo bene» rispose Cara stizzita, e se ne andò a caricare la lavatrice, per la terza volta, quella settimana.

Il giorno dopo, Elena, preparò una cena veloce, e presi fratello e sorella li dirottò con fare militaresco dai nonni.

Cara quando entrò in casa, sentì un delizioso profumino, e le si aprì il cuore, per la contentezza, dopo una giornata con le pesti della quinta B, che riuscivano a farle perdere la pazienza, pensò a Caro, e s’illuse di trovarlo ai fornelli, come nei teleromanzi che le capitava a volte di guardare, e si sentì quasi in colpa pensando al regalo che aveva preparato per il marito.

Quando entrò in cucina, rimase senza parole vedendo la tavola apparecchiata da Elena, ma quando lesse il biglietto, rimase un po’ delusa,  tutto quel capolavoro, non era opera di suo marito, ma di sua figlia.

Caro d’altro canto, aveva deciso di fare un regalo a Cara un po’ ironico, ma visti i momenti! Lui in cassa integrazione da un anno, ormai non andava nemmeno più ai presidi, era deluso, ed anche amareggiato, su come si stava concludendo la sua vita lavorativa, ma non voleva farlo capire alla famiglia, e si teneva dentro tutto il malessere che sentiva.

«Ciao Caro, vedo che sei già arrivato, che dicono al presidio? Qualche novità?»

«No, non sono andato al presidio, sono andato a trovare Ernesto, sai gli è morta la moglie un mese fa, volevo fargli un po’ di compagnia, l’ho visto così giù.»

«Caro guarda che brava nostra figlia, che meraviglia di tavola ha preparato per noi, ti ricordi vero che giorno è oggi?»

«Certo Cara guarda ti ho preso anche un regalo!» Disse mentre le porgeva una bella scatoletta di legno rosso.

Cara rimase senza parole nel vedere la scatoletta, e diventò rossa come un pomodoro per l’imbarazzo, pensando al regalo che lei aveva acquistato»

«Anche io, caro ho un regalo per te, credimi è per il tuo bene!» Disse mentre glielo porgeva con gli occhi sgranati come per convincerlo.

Caro un po’ sorpreso, apri il pacchetto, sciolse il fiocco giallo, scartò la carta colorata, aprì la scatola, al cui interno c’era un pacchetto avvolto nel cellophan, lo svolse .. e al suo interno, trovò due belle mollette da mettere sul naso, per agevolare la respirazione ed evitare noiose conseguenze» subito, rimase interdetto nel vedere il regalo, ma si riprese subito, pensando al suo, e con calcolo, sfoderò un sorriso  raggiante, ringraziandola.

Un po’ rinfrancata dalla sua reazione, Cara prese la scatoletta che gli porgeva Caro, la guardò da tutti i suoi lati, era di legno rosso, le piaceva, era leggera, e si chiedeva cosa potesse contenere, -di certo non un gioiello- pensava – non con l’aria che tira-, alla fine si decise e lo aprì, dentro c’era una scatoletta della farmacia che si trovava sotto casa loro, ed era la scatoletta di tappi di cera, avvolti nella cotonina rosa.

Sentì affiorare dentro di lei, il nervoso della giornata, che aveva tenuto nascosto, sentì nascere un gesto di stizza, ma si frenò perché in quel’ attimo, capì l’ironia della situazione, e cominciò a ridere a più non posso, ed anche Caro vedendola così contenta, si mise a ridere, abbracciandola, e per un attimo, si scordarono tutti i loro problemi, erano ritornati i due ragazzi di venti anni che si erano innamorati alla gara di urlo, sulla spiaggia di Riccione.

Quella sera Caro andò a letto con la sua molletta sul naso, pensando con malinconia, ai tempi in cui tutto funzionava, e Cara si distese accanto a lui, infreddolita, con i tappi nelle orecchie, pensando a quanto era bello quando lui l’abbracciava!

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