Una goccia d’acqua cadde dal cielo sul tetto di una casa, si sentiva sola, c’era solo lei: un grosso gocciolone caduto per caso da una nuvoletta distratta che passava di là.

«Haimé se rimango qua, il sole mi scioglierà!»

«Come vorrei viaggiare per il mare, chissà quante sorelle potrei trovare, e poi, volare, lassù di nuovo nel cielo azzurro, mi potrei specchiare nelle nuvole e rotolare nell’aria e danzare libera e felice.

Lei non lo sapeva, ma dal tetto era scivolata lungo la grondaia fino ad entrare…splash, all’interno d’una grande tinozza, dove s’era ritrovata insieme a tante cugine che non conosceva.

«Ciao, che fate anche voi qua?»

«Non lo sappiamo, siamo cadute dal cielo come te, e stiamo aspettando già da qualche ora!»

«Chissà cosa ci capiterà!» disse la gocciolina.

«E’ la prima volta per te?»

La gocciolina non fece in tempo a rispondere, un uomo era uscito sulla veranda e preso un grande mestolo lo aveva immerso nella tinozza per raccogliere un po’ d’acqua, che versò all’interno d’una pentola, sopra ad un fornello, poi accese il fuoco.

«Uh, che caldo, ma finiremo arrostite!» alcune protestavano.

«E io che amavo così tanto il freddo delle nuvole, qui mi sembra d’aver la febbre!» disse la gocciolina, preoccupata.

«Non ti lamentare, in fondo stiamo soltanto cuocendo, è per una buona causa, vedi serviamo per cucinare, ecco adesso vedrai…1, 2,3, via.»

All’improvviso nell’acqua, tra le bollicine d’ossigeno, piombarono strani oggetti gialli dalla forma curiosa.

«Cos’è questa roba, non l’ho mai vista!» disse gocciolina un po’ spaventata.»

«Una mia amica che ci è già passata mi ha detto che gli uomini la chiamano “pasta”, ma non ti preoccupare, il nostro viaggio non è ancora terminato!»

«Ma io mi sento tutta collosa, è colpa della pasta, mi ha perfino imbiancata! Ma che succede adesso, dove stiamo andando?» chiese gocciolina.

L’uomo aveva preso la pentola, e gettata la pasta nello scolapasta, mentre l’acqua calda scendeva veloce giù nel lavandino, trasportando con se gocciolina e le sue cugine.

«Preparati, passeremo dentro a tanti tubi, sarà un viaggio un po’ lento, ma alla fine vedrai ritorneremo belle e chiare, perché ci puliremo dentro al mare!» le dissero per rincuorarla.

La piccola gocciolina sebbene un po’ collosa, chiuse gli occhi e si lasciò andare.

Passò dentro a grandi tubi, tanto scuri, e per paura li tenne ancora chiusi gli occhi, sentiva solo le risate e il chiacchiericcio delle sorelle.

Proprio come le avevano raccontato, dopo poche ore, il suo avventuroso viaggio, terminò nel mare: che tuffo, che profumo, che meraviglia, quella vastità, quella sensazione di libertà, miliardi di sorelle che la salutavano, che ridevano, che la chiamavano per parlarle delle loro avventure, in quel mondo immenso e affascinante.

La piccola gocciolina era felice e frastornata da tutta quella meraviglia, tutte quelle voci, un polipo che le passò accanto frettoloso la ingoiò e lei all’improvviso si trovò immersa di nuovo nell’oscurità !

«Ehi, voi, chi ha spento la luce!» chiese gocciolina che non aveva capito cosa le era successo.

«Dove mi trovo, fatemi uscire, vi prego!»

Tanto insistette e tanto fece chiasso che il polipo infastidito, la sparò fuori insieme ad uno schizzo , nero, la gocciolina si sentì tutta sporca, cominciò a tossire, ma a tossire così tanto, che il mare cominciò ad agitarsi, le onde pian piano s’alzarono, e la burrasca cominciò a gonfiare le vele di una piccola barca, che in lontananza stava veleggiando.

La piccola goccia si sentiva sballottare a destra e a sinistra, quando all’improvviso, vide in lontananza la piccola barca in difficoltà, così tanto che ad un certo punto si capovolse, e l’uomo che s’affannava per rimanere a galla tra le onde, si ritrovò all’improvviso vicino a lei.

«Resisti, piccolo uomo, resisti!» lo incitava gocciolina.

Ma l’uomo era al limite della resistenza, non ce la faceva più, pian piano le forze lo stavano abbandonando, stava quasi per affogare quando la piccola e coraggiosa gocciolina ebbe un’idea.

Sentiva che voleva fare qualcosa di utile, qualcosa d’importante, e capì immediatamente cosa doveva fare: aiutare quell’uomo!

Cominciò a gonfiarsi, sempre di più quasi fino a scoppiare talmente era tesa, poi s’avvicinò all’uomo, e con dolcezza, lo raccolse in grembo, tenendolo al sicuro, nella bolla d’aria che s’era creata all’interno, galleggiando sull’acqua, fino a quando la burrasca si calmò.

Navigando, portati dalle correnti, approdarono ad una spiaggia, la piccola goccia s’era sacrificata per quell’uomo sconosciuto, scoppiò, proiettata in tutte le direzioni.

L’uomo si svegliò, tossì a lungo, sollevò il capo e si guardò attorno, “sono vivo” pensava, non capiva com’era accaduto chissà forse un miracolo, si chiedeva.

Era stato come un sogno, aveva navigato all’interno di una bolla, «ma com’era potuto succedere?» si domandava interdetto. S’alzò in piedi e se andò, rivolgendo dentro di se un ringraziamento al destino che lo aveva salvato.

La piccola gocciolina non c’era più, s’era sciolta, non aveva più coscienza di se, ma all’improvviso una luce si accese nel mare, e una voce melodiosa cominciò a cantare la storia della piccola goccia che s’era sacrificata, e che in premio, il signore del mare l’aveva trasformata in una splendida piccola perla bianca che giace all’interno di una conchiglia sul fondo del mare, se un giorno vorrete andarla a trovare.

mara massaro

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