La Favola di Natale

 

                                                                                          Di Mara Massaro

 

 

 

C’era una volta una piccola maga si chiamava Luna e viveva in una bella casetta sopra una collina, dove un mago cattivo l’aveva costretta a rimanere per sempre rinchiusa bloccandola all’età di diciotto anni.

Luna ormai da molto tempo era sola perché i suoi genitori erano morti e così anche sua sorella, il suo nipotino era caduto da cavallo nel tentativo di farla evadere ed era morto anche lui, battendo la testa su di una pietra, non c’era rimasto più nessuno a farle compagnia.

Lei in tutti i modi cercava d’essere felice, molto parte del suo tempo la passava alla finestra , parlando da lontano con tutte le persone che vedeva, purtroppo la vegetazione era cresciuta tanto ed era così fitta, Luna sospettava che proprio il mago cattivo avesse accelerato la loro crescita per isolarla sempre di più, molti si scoraggiavano ad andare in un posto così isolato e col tempo tutti si dimenticarono di lei, nessuno più saliva alla collina; lei aveva finito anche per perdere il conto dei giorni, non sapeva nemmeno più in che anno, in che mese e in quale giorno viveva.

Lei ora passava il suo tempo parlando con gli uccellini che rallegravano le sue vuote giornate, passate a pulire, rammendare e cucinare, si, perché il mago tutti i giorni le faceva trovare sul tavolo della cucina, per magia, ciò che le occorreva, ma l’unica cosa di cui aveva veramente bisogno era la compagnia, le mancava la voce delle persone, si diceva da sola -quando finirà questo maleficio?- E tutti i giorni pregava l’aiuto del suo angelo, della sua buona fatina, -perché mi hai abbandonata? – chiedeva e poi inevitabilmente piangeva.

Ma un bel giorno finalmente accadde qualcosa d’inaspettato: Luna trovò sul tavolo un fungo e sotto il fungo c’era un biglietto profumato di gelsomino con scritto – se vuoi un po’ di libertà, assaggiami, ma solo un pochino!- Appena l’ebbe letto il biglietto in un attimo bruciò.

Luna era perplessa, aveva il timore che tutto ciò fosse una trappola del mago cattivo, “cosa faccio?” pensava, “lo mangio o non lo mangio?”.

Alla fine si decise e ne mangiò un pezzetto piccolo, piccolo, immediatamente diventò alta meno di una formica, si spaventò moltissimo, poi capì che forse questa nuova altezza le avrebbe permesso d’ingannare il mago e di scappare.

Cominciò a correre a perdifiato verso la fessura della porta e voilà, si ritrovò fuori, che meraviglia, il senso di liberà che avvertiva, addirittura la stordiva, era così felice, poi il timore che la magia potesse durare poco, la fece subito tornare indietro, ma ebbe l’accortezza di contare per capire quanto tempo poteva mantenere quella forma. Pensava – “se lui non se ne è accorto, lo posso rifare e magari questa volta posso scappare”-

Come aveva previsto appena mise piede in casa riacquistò la statura normale, adesso la domanda che riempiva di curiosità la sua mente era:-ma chi mi ha portato questo fungo?-

Quella notte Luna fece un sogno: le apparve una fata con grandi ali che le sorrideva e le parlava -sono stata io a darti il fungo, volevo darti un pò di felicità, ero dispiaciuta nel vederti così triste, io non posso aiutarti di più, ti prometto però che m’informerò e prima di Natale vedrai che uscirai questa volta per sempre!-

Il giorno dopo Luna era felice del sogno che aveva fatto, e con tutto il suo cuore voleva credere alle parole della fata. anche se tutto era avvenuto in sogno.

Gli alberi stavano perdendo le foglie ed il freddo avanzava, come il freddo che stava avvolgendo anche il cuore di Luna che aveva quasi perso le speranze di rivedere la fata, anche in sogno l’avrebbe rivista volentieri.

Alla prima neve la fata tornò di giorno questa volta, con grande coraggio sfidando il grande mago. – Mia piccola Luna come vedi sono tornata, non preoccuparti per me sono invisibile al male, ma non posso rimanere per molto, ho scoperto cosa potrà sconfiggere il maleficio che ti tiene chiusa qui dentro, ti dirò cosa ti servirà, però devi sapere una cosa, ormai sono passati più di cinquecento anni, e questo posto non ha mai subito variazioni perché tutta la collina è sotto la cupola dell’incantesimo, quando cadrà ti ritroverai in un tempo che non è più il tuo, potrai esserne sconvolta, credimi, la parte brutta è che potrai vivere ancora solo per un giorno, cerca di sfruttare bene il tuo ultimo giorno, di più non ho potuto fare!-

-Ma cosa devo fare, non l’hai ancora detto!- Chiese Luna disperata vedendola andare via.

-Oh perdonami, sono un pò distratta, devi fare prendere una cioccolata calda ad un bambino con la sua nonnina.- Le ultime parole della fata le arrivarono come un sussurro.

Luna si sedette con la testa fra le mani, disperata, ma qui è da talmente tanto tempo che non passa più nessuno, come farò?

Il giorno dopo cominciò a preparare pentoloni di cioccolata calda, e il giorno dopo ancora, e poi ancora, per un mese andò avanti così, spandendo per tutta la collina ed anche oltre il profumo della sua profumata cioccolata calda.

Un pomeriggio, inaspettatamente per Luna, arrivò un bambino, al quale lei offrì subito la sua cioccolata calda, – ti piace? –

-Si, è molto buona, grazie, lo dirò anche ai miei amici, sei contenta se li faccio venire fin qui, offrirai anche a loro la tua cioccolata?-

-Certo con piacere, e non solo anche alle loro nonne!- Rispose Luna felice.

-Dopo qualche giorno arrivarono altri bimbi, e poi ancora altri e finalmente arrivò anche una nonna con il suo bambino, Luna non credeva ai suoi occhi, ciò che le aveva predetto la fata si stava compiendo, offri la sua cioccolata e in quell’attimo, solo lei lo sentì, quell’urlo terrificante, il ruggito del mago sconfitto, che si ritirava nelle sue tenebre. D’incanto la collina scomparve e lei si ritrovò catapultata all’interno di un locale, una cremeria, e si ritrovò a servire cioccolate calde.

-Ma che giorno è oggi?- Chiese

-Oggi è l’antivigilia di Natale!-

“E adesso cosa faccio ho solo un giorno da vivere e la fata mi ha chiesto di non sprecarlo, cosa posso fare in un giorno?”

Decise che tre erano le cose che voleva fare per se stessa e l’ultima di queste era la più importante, e per questa decisione sicuramente la fata avrebbe detto: -hai fatto bene Luna così non hai sprecato il tuo giorno!-

Andò in un ristorante e con dei soldi che la fata le aveva fatto trovare in tasca mangiò tutte le prelibatezze che prima non aveva mai assaggiato, guardò quella scatola parlante che tutti chiamavano televisione, andò a passeggiare per le vie in mezzo alla gente, s’ubriacò di confusione e verso sera andò in un ospedale si sedette in una sala d’aspetto e attese.

Sapeva che a mezzanotte la sua vita sarebbe terminata, ma non tutta, in qualcuno da qualche parte lei avrebbe continuato a vivere, si, perché in ospedale aveva richiesto un modulo per la donazione degli organi, s’era fatta spiegare tutto quello che non capiva e che tanto l’aveva stupita quando aveva ascoltato lo spot pubblicitario in televisione.

Aveva riflettuto molto passeggiando nella confusione e poi s’era decisa ed era lì ad attendere dopo aver firmato e consegnato.

Proprio come le aveva predetto la fata a mezza notte se ne andò, incontro a lei a riabbracciare la sua famiglia.

Ma ritornò anche a Natale a festeggiare in famiglia, negli occhi di una bimba che era stata malata, nel cuore di un’altra, nelle reni, nel fegato, tante piccole porzioni di lei continuarono a vivere quella vita reale che lei non aveva potuto avere.

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